domenica 30 aprile 2017
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Storia

Il nome Chiaramonti deriva probabilmente dalla posizione dominante sull'Anglona, infatti anticamente sono diversi i nomi attribuitigli, quali Claramonte,Caramonte,Tzaramonte, Clara-Monte. Tutti questi nomi però sembrerebbero fare riferimento alla posizione predominante che lo posizionano fra i colli di "San Matteo" e "Codinarasa". Da questi due colli infatti si domina la valle dell'Anglona. Il vastissimo territorio circa 111.500 km/q e il più esteso dell'Anglona. Ricco di testimonianze storiche a partire dalla preistoria sino al periodo romano. Numerosi sono i Nuraghi, i Dolmen, Le Cinte Megalitiche, Le Tombe Dei Giganti e le Domus de Janas (case delle Fate).


Ripercorrere le tappe che hanno portato alla nascita del paese è un compito arduo vista la quasi totale mancanza di documenti scritti. I segni di vita passata sono comunque numerosi per quanto riguarda l'epoca nuragica e prenuragica, poiché le costruzioni realizzate dai nostri antichi progenitori, sembrano volerci ricordare l'intensa vita sociale che in questi luoghi ferveva migliaia di anni fa. Si possono ancor oggi visitare le "Domus de Janas" (Le case delle fate), antichissime grotte artificiali, utilizzate per la sepoltura dei morti. Oltre un centinaio di nuraghi disseminati nel territorio, fanno presumere che la zona fosse densamente popolata, alcune "Tombe dei giganti", dolmen ed altri reperti di valore rappresentano il patrimonio affidatoci da coloro che ci precedettero nei millenni passati.

Le notizie scritte riguardanti il territorio di Chiaramonti in epoca romana sono quasi altrettanto vaghe, si conosce l'esistenza di due antichi villaggi Orria Manna e Orria Pitzinna (Orrija=granaio), sono stati rinvenuti alcuni reperti (monete e suppellettili varie) ed infine delle tombe nei pressi di alcune antiche abitazioni risalenti al periodo in esame.

Il medioevo segna quasi, l'avvento alla storia di Chiaramonti (almeno per quanto riguarda i riferimenti scritti), grazie all'edificazione intorno al XIII° secolo del castello cosiddetto dei Doria, che venne eretto, appunto dalla potente famiglia genovese. Il castello del quale rimane ben poco, sembra quasi vigilare sulle pianure circostanti, era collocato in una posizione strategica, considerando la situazione politica dell'epoca, ed è attorno ad esso che sorsero le prime abitazioni, le prime strade - simili ai più conosciuti carruggi genovesi- che costituirono il nucleo del futuro centro abitato.


Il momento storico è alquanto travagliato dalle lotte volte al possesso della Sardegna da parte degli Aragonesi e dei vari Giudici dei Giudicati di Arborea. Anche i Doria vi presero parte attivamente, tanto che il castello venne occupato nel 1348 dal Viceré Aragonese Rambaldo di Corbera. Dopo sanguinosi combattimenti si giunse ad un accordo tra i Doria e gli Aragonesi che comportò la cessione ai primi, tra gli altri del castello di Chiaramonti. La guerra tra Arborensi e Aragonesi, continuò più cruenta che mai, sino alla pace di San Luri (1355), nella quale si decise di consegnare all'arcivescovo di Oristano i castelli di Roccaforte, Chiaramonti e Castelgenovese - allora posseduti da Matteo Doria - nell'attesa della decisione papale sull'attribuzione degli stessi. Morto Matteo Doria (1357) gli successe il figlio, che ricevette ufficialmente dal sovrano di Aragona, diversi possedimenti tra i quali nuovamente il castello. Dopo ripetuti tracolli militari i Doria dovettero abbandonare la Sardegna (1448), e con la loro partenza inizio anche il declino della rocca, che passò nelle mani di diversi proprietari, perdendo via via l'antico prestigio. Quello che fu per tanti anni simbolo di potere politico e militare assunse (intorno al 1500) le vesti di chiesa parrocchiale e venne dedicata a San Matteo, forse in ricordo del suo antico proprietario (Matteo Doria). La presenza degli ecclesiastici si intensificò ulteriormente, con l'edificazione - a spese del comune - nel 1587 di un convento di Carmelitani, del quale rimane ancora la cappella, anch'essa in fase di restauro. La nostra storia prosegue, con la Sardegna in mani Spagnole e con un organizzazione del territorio su base feudale. Chiaramonti era incluso nella encomienda (territorio concesso dal sovrano ad importanti personaggi) di Anglona posseduta dal conte di Oliva.

La Sardegna passò dalle mani Spagnole a quelle Austriache e poi Sabaude (1718), il feudalesimo regnava ancora, si dovrà attendere il Re Carlo Alberto, che nel 1839 lo abolì definitivamente. Col passare degli anni la popolazione aumenta, tanto che si possono raccogliere diverse informazioni, riguardanti la consistenza numerica della popolazione, che passa dalle 1500 unità del 1821, alle 2100 dell'anno 1834, 1852 nell'anno 1861 (anno del primo censimento del neonato Regno D'Italia), per giungere ai 2436 abitanti del 1911, sino al massimo storico di 2977 del 1951. Nel 1888 venne ultimata la nuova chiesa parrocchiale, dedicata anch'essa a San Matteo, costruita in stile bizantino dall'Ing. D. Cordellla di Sassari. Diverse fonti descrivono meglio l'economia del paese, che è sempre stata improntata all'agricoltura e alla pastorizia, e che spiegano gli avvenimenti degli anni seguenti, i flussi migratori verso terre lontane, causati dalla sovrappopolazione e dall'uso di tecniche di coltivazione e di allevamento scarsamente produttive.

Giungiamo quindi agli anni 1960-70, la popolazione si riduce drasticamente, per l'imponente emorragia migratoria già citata (nel 1971 la popolazione è di 2242 abitanti), anni in cui si avverte una profonda necessità di cambiamento. Si tenta di utilizzare con maggiore profitto le caratteristiche dell'economia locale, soprattutto la pastorizia. Nascono a partire dal 1962 diverse iniziative sia di tipo privato che cooperativo, volte alla trasformazione, con metodologie industriali del latte ovino. Nello stesso tempo l'antico allevatore, riversa le sue conoscenze millenarie nella gestione della propria azienda, applicando con profitto le nuove tecnologie, riuscendo ad ottenere dalle numerose greggi di ovini, latte di qualità pregiata che viene poi conferito alle industrie e cooperative di trasformazione del paese, nelle quali si producono formaggi, ricotte ed altri derivati, molto apprezzati e venduti in tutto il mondo.

Attualmente Chiaramonti è un piccolo paesino ricco di iniziative. Nonostante molti giovani siano stati costretti ad emigrare in cerca di lavoro al nord, sono numerose le iniziative che nascono all'interno della comunità, e numerose sono anche le nuove aziende che si affacciano sul mondo del lavoro. Adesso si cerca anche di puntare, visto il notevole patrimonio archeologico, alla parte turistica anche se ancora sono carenti le strutture ricettive. Ma nonostante questo handicap sono numerosi i turisti che si recano a visitare i monumenti esistenti nel paese e nelle zone limitrofe.